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Centro benessere

da Cleopatra ai giorni nostri
Le maschere della bellezza

Terme San Giovanni

Scrive Erodoto a proposito degli Sciiti: "Gli Sciiti fanno bagni di vapore… le loro donne tritano su una pietra ruvida, su cui versano acqua, pezzetti di cipresso, di cedro e di incenso, poi con quello che hanno tritato fanno una pasta spessa con cui si spalmano tutto il corpo ed il viso: le pervade così un soave profumo e insieme, quando il giorno dopo si tolgono il cataplasma, la loro pelle risulta brillante".

E’ una delle centinaia di ricette di bellezza pervenuteci dall’antichità. La cosmesi è vecchia quanto il mondo. Ricette e ingredienti diversi, ma un unico gran denominatore:

la cosmesi aveva nel mondo antico una precisa rispondenza terapeutica oltre che estetica. Ed anche oggi non sono pochi i medici che affermano che la cura del corpo viene ad arricchire lo stato di salute generale di un individuo.

Medi, Persiani, Egizi, Greci, Romani ci hanno lasciato tracce, soprattutto nei dipinti e nelle opere d’arte funeraria, della loro arte cosmetica. Rarissimi ovviamente, i reperti organici tanto che tanto che il "Beauty case" della pitonessa di Gallatis (Mongolia) può essere considerato un colpo di fortuna per gli archeologi, che non si ripeterà probabilmente mai più.

E’ rimasta però intatta, nei secoli la validità del termalismo estetico. La creta di certi bacini termali noti agli Etruschi e ai Romani è lì, praticamente identica, anche se talvolta per secoli dimenticata. Oggi che la medicina moderna ne ha individuato limiti, indicazioni e controindicazioni, i "fanghi della bellezza" sono il capitolo nuovo che si sta scrivendo in molte località termali italiane.

La riscoperta di queste risorse naturali è stata spesso casuale e progressiva. I fanghi delle Terme San Giovanni dell’Isola d’Elba, per esempio, sono stati "dimenticati" fino alla fine degli anni ’50.

Questi fanghi simili al "liman" del Mar Nero, ma più ricchi di ferro, erano noti e usati già da molti anni per curare i dolori e gonfiori degli arti dei cavalli da corsa. Fu tale constatazione che spinse alcuni medici, nel 1957, a studiare questo peloide particolare nella sua azione contro l’acne e le malattie artrosiche, anche perché fu subito chiaro che questi fanghi erano arricchiti dallo zolfo organico e dallo iodio contenuto in alcune piante ed alghe marine (Zoostera marina e Caulerpa) che crescono naturalmente, per una serie di fortunate coincidenze, nel bacino termale.

Finalmente usato anche per l’uomo (come probabilmente già facevano gli Etruschi e i Romani, ma senza conoscerne i meccanismi di azione), questo limo ha mostrato, soprattutto se unito all’estratto fluido di alghe e piante marine, un’azione benefica sulla pelle, con sorprendenti miglioramenti nella psoriasi, la diminuzione della seborrea, il miglioramento della cute senile ed il significativo regresso della cellulite allo stato essudativo, sempre unendo al fango il trattamento con l’estratto fluido della flora marina del bacino termale che, da qualche anno, viene accuratamente raccolta e macerata per ottenere prodotti cosmetici naturali, ma batteriologicamente puri e non dannosi per la salute.

Questa, in fondo, è la più grande differenza tra la cosmesi antica e quella moderna. Quanti veleni – si chiedono oggi i chimici e gli archeologici sperimentali – tra le ricette di bellezza del "Cleopatra Gyneciarum liber", il formulario di ricette di Cleopatra VII, figlia di Tolomeo XI Auleto? Di certo micidiale era lo psymithio, un famoso prodotto rodiota molto usato – a quanto ci dice Aristofane – dalle donne ateniesi. Ma era una biacca, cioè carbonato di piombo, tremendamente velenoso.

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